“Ridotte Capacità Lavorative”. Dal 10 dicembre al cinema il film su Pomigliano d’Arco

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”Ridotte Capacità Lavorative”, dal 10 dicembre al cinema

Prossimamente in sala il reality movie su Pomigliano d’Arco

Una vicenda attorno cui ruotano migliaia di storie, persone e la loro vita, in una cittadina in bilico tra conflitto e solidarietà. Questa l’esperienza surreale raccontata in “R.C.L. – Ridotte Capacità Lavorative”, un instant-film scritto da Paolo Rossi, Alessandro Di Rienzo e Massimiliano Carboni, prodotto da Mauro Berardi e Agenzia Multimediale Italiana (ami), per la regia di Massimiliano Carboni. In cinque giorni di riprese, la piccola troupe corsara guidata da Paolo Rossi incontra la gente di Pomigliano d’Arco. Il reality movie sulla vertenza Fiat sarà in sala a partire dal 10 dicembre.

L’armata Brancaleone in Campania. Se nel film di Mario Monicelli lo spiantato cavaliere Brancaleone da Norcia si mette alla testa di un gruppo di scalcinati e parte alla conquista del feudo di Aurocastro, in R.C.L. di Massimiliano Carboni il prode Paolo Rossi parte alla volta di Pomigliano d’Arco, per espugnare lo stabilimento Fiat e capire se c’è materiale per realizzare un film di «fantascienza». Tutto questo è “R.C.L.”, prodotto cinematografico realizzato con l’innovativa tecnica dell’instant-film: un cinema “espresso”, colto all’improvviso, dove la velocità è il pane quotidiano. Ecco allora che il chapliniano Paolo Rossi, solo con la complicità creatasi sul set, improvvisa sotto lo sguardo perennemente acceso della cinepresa.

La
realtà raccontata attraverso l’obiettivo di “R.C.L.”
Partiamo dall’inizio. Torrido luglio 2010: l’attore originario di Monfalcone, desidera capire se quello che sta accadendo a Pomigliano tra scioperi, licenziamenti ingiustificati e referendum, è realtà o fantascienza. Ecco allora che in tre giorni Paolo Rossi incontra i vari rappresentanti del paese napoletano. Lo seguono gli “scalcinati” Alessandro Di Rienzo “operatore operaista”, Daniele Maraniello, Luca Manunza, Emanuele Dell’Aquila, Davide Rossi, Biagio Ippolito e Marcello Colasurdo. In primis parla con il sindaco della città campana: il primo cittadino si domanda cosa accadrebbe se «l’operaio si producesse da sé»; segue il parroco, con cui ecumenicamente ci si chiede quale sia il rapporto esistente tra Pomigliano e la globalizzazione. Il risultato dell’incontro risiede nella definizione che Rossi dà del religioso: un «prete sudamericano».

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La svolta narrativa in compagnia degli operai
Il vero punto di svolta arriva però con il sindacalista della Fiat: davanti ad un Vesuvio incombente e serafico, Rossi domanda all’operaio e indirettamente a se stesso, quale reale scopo possa esserci nella dismissione dello stabilimento. È davvero concepibile arrivare a contendersi «i posti di lavoro? Lavoratori, è tempo di cambiare!». Non paga, l’armata prosegue il suo periglioso viaggio verso la verità, trovandosi davanti ai reali protagonisti della vicenda: gli operai. Intorno ad una tavola imbandita con sincerità e voglia di condivisione, a farla da padrone ci sono ‘O Scarpariello, il sorriso dei bambini e la necessità di capire se Costituzione e competitività possono ancora coesistere.

L’ex voto a Chaplin
Sullo schermo scorrono tre giorni di vita, tre giornate fatte anche di commenti rubati ai passanti, increduli per l’apparizione di questo omino perspicacie, di bianco vestito e con indosso un borsalino. Il segreto e insieme la risposta, risiedono forse in una scala mobile utilizzata alla rovescia e in un poetico ex voto che Paolo Rossi dedica a Charlie Chaplin, l’unico (fino ad ora!) artista ad aver reso con le immagini la sconcertante violenza di una catena di montaggio.

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